Martedì, 18 Ottobre 2016 17:29

La rilegatura

Spillatura

La spillatura consiste nel tenere ferme le pagine tramite una o più graffette metalliche inserite dall’esterno e ripiegate al centro esatto del libro.

Questa procedura rientra nelle rilegature economiche, quelle cioè che non sono adatte ad un libro che vuole rispettare determinati standard. Oltre ad essere poco gradevole alla vista, è difficile da praticare su una grande quantità di fogli. È consigliabile per i pamphlet, per le riviste e gli opuscoli.

 

Spirale

La rilegatura ad anelli, o a spirale, consiste nella perforazione sistematica del bordo interno delle pagine, per poi apporvi una spirale metallica o di plastica, capace di penetrare all’interno dei buchi creati e formare una rilegatura.

Il vantaggio di tale metodo consiste nella facilità di tenere aperta una determinata pagina, in quanto l’apertura è massima e ogni foglio può ruotare attorno alla spirale.

Lo svantaggio risiede nell’essere poco estetico e di essere di facile rottura: basta tirare il foglio con una pressione superiore a quella consueta e subito si strappano le parti alte e basse dei fogli.

Anche questa procedura è annoverata tra i sistemi poco adatti alla pubblicazione di un libro, ma ciò non significa che il cliente non possa richiederla.

 

Brossura

Attualmente è il metodo di rilegatura che va per la maggiore, in quanto è un buon compromesso tra una qualità accettabile e un prezzo economico.

La procedura è piuttosto semplice: l’insieme dei fogli viene unito, livellato e incollato alla copertina tramite uno strato abbondante di colla.

Il risultato è buono, la rilegatura c’è, ma una tale procedura presenta due difetti: il primo è la durata: essa non raggiungerà mai quella del filo refe, ma si deteriora presto, soprattutto quando una pagina la si apre troppo e si va a creare un taglio nella colla. Il secondo problema consiste nella limitazione dell’apertura delle pagine, che non è estesa quanto il filo refe, ma è ridotta sia perché una parte del foglio è incollata, sia in quanto un’altra parte del foglio, adiacente alla colla, tende a rimanere in ombra.

Una qualità maggiore della brossura è la fresatura. Essa consiste nell’accorpare le pagine e nel praticare una serie di tracce di circa mezzo centimetro, abbastanza ampie da permettere alla colla di penetrare e creare un’armatura che rende più stabile la rilegatura e la fa durare di più nel tempo.

 

Filo refe

È sicuramente il metodo di rilegatura più elegante e duraturo, conferisce al libro quel prestigio e quella completezza che lo rende “libro”.

Una rilegatura del genere prevede l’utilizzo dei “sedicesimi”, un gruppo di sedici fogli riuniti tra loro e tenuti saldi da una cucitura. L’insieme dei sedicesimi, infine, viene cucito e tenuto ulteriormente saldo dalla colla.

I vantaggi, oltre che estetici, sono la facilità di apertura delle pagine, che possono aprirsi in tutta la loro interezza, e la resistenza dei fogli.

Essendo un procedimento di colla e di cucitura, il filo refe richiede dei costi maggiori, che si aggirano attorno all’euro per singola copia.

 
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Martedì, 18 Ottobre 2016 17:28

La copertina

Iniziamo dalla parte tecnica: la copertina si divide in cinque parti:

la prima: il fronte principale

la seconda: l’aletta adiacente

la terza: l’aletta opposta

la quarta: il retro del libro, alla cui sinistra vi è la terza

il dorso: tra la prima e la quarta, dove vi è scritto il titolo trasversalmente.

 

Le alette

Il primo punto di discussione sono le alette. Esse hanno la funzione di inserire delle informazioni ulteriori, che non vogliamo mettere in primo piano, ma che vogliamo comunque evidenziare. La maniera migliore è di disporle non nel libro, non sulla copertina e sul retro, ma tra una e l’altra: sulle alette.

In genere le informazioni che si inseriscono sono la sinossi dell’opera, sulla seconda, e la biografia dell’autore, sulla terza. A scelta dell’autore, è possibile inserire delle recensioni pubblicate su dei quotidiani o delle frasi scelte dal libro. È uno spazio che è un peccato non utilizzare; il nostro consiglio, quindi, è di riempirle e di non lasciarle mai vuote. Se le dovete lasciare vuote, tanto vale che le eliminiate.

Non è una provocazione, ma è un consiglio serio, in quanto le alette hanno un costo significativo nella stampa; il loro prezzo varia dai 30 centesimi a un euro, a seconda delle tipografie. Sono poche quelle che lo includono direttamente nel preventivo, a seconda che decidiate di realizzarle oppure no.

Esse hanno la dimensione cha varia da metà a un terzo della pagina, quindi può anche fungere da segnalibro, sebbene sia scomodo in quanto, una volta aperto il libro, le alette tendono a seguire la copertina e a lasciare scappare le pagine.

Per realizzare le alette, la copertina deve essere morbida, ovvero di un cartoncino più spesso delle pagine, ma comunque pieghevole. Se si pretende una copertina cartonata, ovvero rigida, le alette devono essere realizzate apponendo una copertina aggiuntiva, tecnicamente una sovracoperta, molto meno spessa della prima, che ha il ruolo di avvolgere il libro ed evitare di sciuparlo e, nello stesso tempo, di creare le alette.

 

La sovracoperta

È un’invenzione utile, se l’intento è di proteggere la copertina dai graffi. È realizzata con una carta di grammatura media, che va dai 150 ai 200 grammi.

Come si spiegava prima, ha la funzione di creare le alette in presenza di una copertina cartonata, ma può benissimo essere posta anche su un libro a copertina morbida. Nulla vieta di vendere un libro con doppia copertina. Può essere visto come un segno di eleganza.

 

Copertina morbida

È l’ideale quando il progetto editoriale prevede un basso investimento sul libro, come nel caso del self publishing, quindi di un prezzo al pubblico accessibile. La differenza tra una cartonata è di una morbida può superare i due euro, soldi che devono andare ad aggiungersi al prezzo al pubblico.

 

Copertina cartonata

Nel momento in cui si decide di realizzare un progetto ambizioso, come un book fotografico, la copertina cartonata è pressoché essenziale. Conferisce quel tocco di prestigio che la morbida non dona.

 
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Martedì, 18 Ottobre 2016 17:27

La Carta

Per capire su che tipo di carta indirizzarci bisogna innanzi tutto sapere se il libro che si andrà a stampare prevede delle immagini a colori oppure no. Un’immagine, essendo la sovrapposizione di più livelli di inchiostro, necessita una carta più resistente e che consenta una maggiore definizione, quindi che non sia porosa e non dia l’opportunità all’inchiostro di sgranarsi. Il libro in bianco e nero Il primo caso da analizzare è la stampa in bianco e nero, quindi prevalentemente solo di testo. Si dice prevalentemente perché possono anche essere presenti alcune immagini, sebbene esse verranno stampate in scala di grigio, oppure a colori, ma rispettando la qualità della stampa in bianco e nero. Il classico foglio di stampa è il cosiddetto “uso mano”, nelle varianti bianco e avorio. Tale termine indica un tipo di carta al naturale, sul quale non è stata aggiunta nessuna patinatura, che è quindi il perfetto punto di incontro tra un prodotto economico e uno di qualità. Per i romanzi e i saggi si usa solitamente la carta color avorio, un bianco leggermente, ma molto leggermente, tendente al giallo, capace di conferire un tocco di eleganza; per i libri moderni, ad esempio un testo scolastico o un saggio lungo, si da la precedenza al bianco. L’unità di misura della carta da stampa è la grammatura, che indica il peso di un metro quadro del foglio specifico. Per la stampa con solo nero si usa, generalmente, una grammatura bassa, che si aggira attorno agli 80 (80 grammi al metro quadro). Un tipo di carta ancora più conveniente, quindi usata in prevalenza nei libri a carattere economico, è la 70. Un testo raffinato, che vuole raggiungere uno standard alto, può utilizzare la grammatura 90 e addirittura la 100. Come si può immaginare, più è alta la grammatura e più aumenta il prezzo, quindi la scelta dell’editore, e nel caso del self publishing dell’autore, deve essere indirizzata sul tipo di opera che si vuole realizzare: se di qualità, oppure a buon mercato. Il libro a colori Il secondo caso è che si stampi un libro a colori, nel quale il ruolo delle immagini è prevalente rispetto a quello del testo. Esempi del genere sono i libri di architettura, i cataloghi, le raccolte fotografiche e i fumetti. Per stampare a colori, dicevamo all’inizio, è necessaria una carta più spessa, quindi avente una grammatura più alta. Si parte, pertanto, da una base di 150. Una stampa con una grammatura inferiore ad essa risulta non adatta agli standard di qualità che ci si prefigge. Prima dicevamo che più sale la grammatura e più aumenta il prezzo, ma va sottolineato che aumenta anche il pregio del libro, un elemento fondamentale per un progetto fotografico. Il massimo al quale si può arrivare, esteticamente parlando, è la carta 200, in casi eccezionali la 250, ma già si sta eccedendo con il rapporto qualità-prezzo. Il secondo aspetto da prendere in considerazione per la stampa a colori è la dose di lucentezza e di brillantezza necessaria alla carta per conferire alle immagini la migliore qualità. Perché ciò accada, è necessario l’utilizzo di un foglio patinato, più liscio e meno poroso, capace di conferire all’immagine una precisione maggiore. Il foglio patinato può essere lucido o opaco, a seconda della preferenza dell’editore o dell’autore. Il lucido regala una lucentezza maggiore alle fotografie, ma al contempo dona anche un riflesso antipatico in presenza di un ambiente molto luminoso. L’opaco, invece, garantisce un effetto antiriflesso, ma automaticamente viene meno una dose di brillantezza. La regola della proporzione Esiste una regola latente nel mondo tipografico, che riguarda una proporzione tra grammatura e numero di pagine stampate. È tutto sommato una buona regola, che tende a conservare la giusta proporzione tra le tre dimensioni del libro: altezza, larghezza e soprattutto profondità. Immaginiamo di dover creare un libro di mille pagine, con una grammatura 300: esso tenderà ad essere più profondo che largo, il che ci porta a prendere in considerazione la riduzione della grammatura. Allo stesso modo, se immaginassimo un libro di appena 50 pagine con grammatura 70, esso apparirà minuscolo, quindi ridicolo; assomiglierà ad un pamphlet più che a un vero libro. Aumentando, invece, la grammatura e quindi lo spessore delle pagine, esso acquisirà più volume, con un risultato finale più gradevole. La regola in questione, quindi, prevede che maggiore sia il numero di pagine di un testo, minore sia la grammatura e viceversa; tenuto sempre conto della differenza che sia stampato in bianco e nero o a colori. In conclusione, un libro in bianco e nero parte da una base di 70 (la più usata e la più economica) per poi passare alla 80, alla 90 e in caso di volumi piccoli arriva a 100. Uno a colori parte da una base di 150, passando per la 170 e la 200; in caso di opere di alto prestigio o di pochissime pagine si utilizza anche la 250. Questi sono i caratteri generali riguardanti la carta; non sono regole infrangibili, ma solo estetiche, che ognuno può condividerle e seguirle, oppure non approvarle e variarle. 
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Martedì, 18 Ottobre 2016 17:21

Consigli per la stampa del libro

Stampare un libro senza avere delle adeguate informazioni significa rischiare un flop, anche se il contenuto dell’opera è valido.

L’evoluzione dell’editoria ha portato a delle aspettative sui parametri di stampa, cosicché ogni tipo di libro necessita del suo formato e della sua copertina.

Libroventura mette a disposizione questa sezione per far conoscere ai clienti tutte le specifiche riguardanti i formati, il tipo di carta, di copertina, di stampa e di rilegatura, con l’obiettivo di far compiere al cliente la scelta migliore.

Se dopo aver letto le nozioni a riguardo, non siete ancora soddisfatti e avete ancora paura di sbagliare, noi di Libroventura risponderemo in maniera del tutto gratuita alle vostre domande, che vengano poste per e-mail o per telefono.

 

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Martedì, 18 Ottobre 2016 17:20

Il formato

I verticali

Esistono una moltitudine di formati con i quali vengono pubblicati i libri. Ogni casa editrice ha i suoi preferiti, e usa sempre lo stesso standard all’interno di una collana.

Per fare un esempio, Laterza utilizza il formato 14x21cm per tutti i libri della collana “Economica” (copertina gialla), ma usa l’11x18 per la collana “I filosofi” (copertina arancione). La differenza tra i due formati consiste nell’aver eliminato tre centimetri da entrambi i lati, con il risultato che il secondo sembra sproporzionato perché troppo allungato rispetto alla proporzione classica.

La proporzione classica, ovvero quella in cui sono stati stampati la maggioranza dei libri fino ad oggi, prevede che un lato sia all’incirca una volta e mezza l’altro. La perfezione grafica la si ottiene utilizzando il rapporto aureo, equivalente a 1,618. Tale rapporto tra il lato lungo e quello largo del libro ci sia un’armonia unica, la più gradevole alla vista. Non a caso le migliori figure presenti in natura sono realizzate sulla base di codesta proporzione.

Ecco il motivo per il quale un libro quadrato non è gradevole alla vista.

Il consiglio che Libroventura si sente di dare è di stampare il proprio libro con un formato che mantenga questa proporzione, ovvero con i seguenti formati:

 

11x18 (1,64)

12x19,5(1,63)

14x22,5 (1,60)

18x29 (1,61)

Oltre a questi, ce ne sono altri, anche abbastanza comuni, che hanno comunque una buona proporzione:

15x23 (1,53)

10x15 (1,50)

14x21 (1,50)

16x23 (1,43)

17x24 (1,41)

15x21 (1,40) (il formato A5)

22x29,7 (1,35) (il formato A4)

Indicativamente, i romanzi economici, quindi quelli tascabili, hanno una dimensione che non supera il 14x21; i romanzi normali, invece, possono essere leggermente più grandi. I saggi, invece, hanno tutto il diritto di apparire dei “mattoni”, quindi di sviluppare dimensioni maggiori, fino ad arrivare al foglio comune, l’A4, utilizzato per i testi scolastici, laddove c’è bisogno di pagine ampie, capaci di contenere schemi leggibili e riassunti ampi. Sono utilizzati anche per dei book fotografici e per le riviste.

 

Gli orizzontali e i quadrati

Fino a qui abbiamo elencato i formati tradizionali, i cosiddetti verticali, che si sviluppano, cioè, in altezza. Chiunque abbia dimestichezza con i libri è venuto a contatto almeno una volta con dei modelli orizzontali o quadrati. Sono per lo più utilizzati per delle pubblicazioni di immagini, che siano cataloghi o fumetti, ma anche esposizioni di dipinti o fotografie. Ciò non toglie che possano essere utilizzati per altre finalità (il cliente ha sempre ragione), magari per un libro per ragazzi o per un testo scolastico.

Tra i quadrati, i formati più usati sono:

15x15

21,5x21,5

28x28

Gli orizzontali, invece, sono i seguenti:

15x10

21x15 (il formato A5)

23x16

24x17

26x18

29,7x22 (il classico A4), che si trasforma in 18x21

 

Conclusione

In conclusione, nel self publishing, il formato viene scelto dall’autore, a seconda dello stile e dell’estetica che preferisce. Vi consigliamo di fare attenzione alla convenienza di alcuni formati piuttosto che di altri: ogni tipografia, e di conseguenza ogni casa editrice, a seconda dei macchinari adoperati e della politica dei prezzi, apporta delle tariffe differenti a seconda dei formati scelti. Il più delle volte il formato più economico risulta essere il 15 x 21, realizzabile direttamente dal foglio A4, utile soprattutto per la rilegatura in brossura.

Chiedete alla casa editrice quale formato vi conviene. Con Self il più conveniente è il 14,8 x 21 cm.

 

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Martedì, 18 Ottobre 2016 13:12

Come agire dopo la stampa

Distribuzione

Mentre nell’editoria classica è l’editore, tramite la società di distribuzione affiliata, a pensare a trasportare le copie nelle varie librerie, con il self publishing dovrebbe essere l’autore a provvedere. Non è così difficile come si potrebbe pensare.

Un distributore assorbe il 50% del prezzo di copertina, quindi paga caro il suo lavoro; se lo facesse l’autore, questo guadagno potrebbe andare a lui, anziché disperderlo. Ciò non toglie che egli possa delegare un’altra società per farlo.

Sempre dalla constatazione diretta che si può fare accedendo in una libreria, ci si accorge che la distribuzione è limitata al territorio provinciale di competenza dell’editore: eccetto le grandi case, quella di Lecce distribuisce nelle librerie salentine; al massimo in quelle baresi. Non oltre. Se questa è la grande distribuzione, credo che la possano fare ben bene gli autori stessi. Ordinare trecento copie del proprio testo a 4 €, caricarle nel bagagliaio e in un due giorni bussare nelle librerie della provincia è un’operazione fattibile.

L’autore deve stare attento, però, a non peccare di presunzione. È molto, molto importante, che non abbia i piedi staccati da terra e abbia convinzioni esagerate sul successo del suo testo. Stampare 1000 copie della sua opera, significa assumersi un rischio esagerato, in quanto potrà succedere che non riuscirà a venderne neanche la metà. Bisogna considerare che il mercato è più che saturo, quindi un testo in più passa inosservato, soprattutto se l’autore non è conosciuto. Ecco che è importante che la copertina risalti subito all’occhio. Ritorniamo sempre alla questione del paratesto.

Se io avessi una libreria e mi si presentasse uno scrittore che si autopubblica, sarei titubante nell’acquistare tre copie del suo romanzo, in quanto non conosco né lui né l’opera, quindi potrei rischiare di non venderli mai. Chi pubblica in self publishing deve fare i conti con questo punto di vista; non è pessimismo, ma è un invito a restare modesti, nonostante ci sia una overdose di entusiasmo…e in certi casi di vanità.

La strategia migliore, che pagherà a lungo termine, è quella del conto vendita. Come dicevo prima, un libraio difficilmente acquisterà un testo autopubblicato (bisogna puntualizzare che la colpa è di quelle persone che pubblicano ogni porcheria, pur di poter dire “io sono uno scrittore, ho pubblicato tre libri”), però sono disposti ad esporlo gratuitamente, e a saldare la copia dopo averla venduta. Se l’ha venduta. Se nessuno è interessato all’acquisto, dopo un periodo concordato, tre mesi, sei mesi o un anno, ha il diritto di renderla all’autore, senza dovergli niente.

È una strategia rischiosa, che può portare ad avere un reso molto consistente, ma i libri sono una merce particolare, che non ha fretta di essere venduta: non scade, non si deteriora, non passa di moda. Se il primo anno si vendeva il titolo a prezzo pieno e sono rimaste 200 copie, il secondo le si prova a vendere con uno sconto del 10% (tenendo conto che l’autore ci guadagna oltre il 50% sul prezzo di copertina, quindi può permetterselo tranquillamente); se restano ancora 100 copie, nella terza annata si applica un ulteriore sconto, fino a che non resteranno una ventina di copie, che saranno sempre utili da conservare: un parente, un amico, un nipote, vi può richiedere quel libro che qualche anno fa avete pubblicato.

 

Copie omaggio

Un punto di forza del self publishing è il poter fare fronte a quella serie di regali che si è “obbligati” a fare, a quelle copie che devono essere donate e non vendute. Oltre alle copie che si vuole tenere per la propria libreria, è innaturale che il fratello dell’autore debba acquistare una copia a 20 € del testo, è più normale che gli venga regalata dall’autore stesso; stessa pratica per i figli, per i genitori, per gli amici stessi. Si contano una ventina di copie che finiscono per essere regalate. Nell’editoria classica, le copie omaggio non superano mai cinque esemplari. Le restanti copie vanno acquistate a prezzo pieno (viene decurtato il 10%, ovvero la percentuale che spetta all’autore). Immaginiamo che una copia costi 20 €: spendere 18 € per venti copie, significa spendere 360 € solo per tenere contente le persone vicine a noi.

Nel self publishing, laddove una copia costa intorno ai 4 €, con l’acquisto di venti copie si spendono appena 80 €. Con i restanti 280 € si possono acquistare altre 70 copie da vendere nelle serate di presentazione dell’opera, oppure nelle librerie.

 

Riscossione dei diritti

Con l’editoria tradizionale, pubblicando un’opera a gennaio 2014, i ricavati della vendita delle copie vengono accumulato per tutto l’anno, per poi essere rendicontati a marzo del 2015 ed essere versati sul conto corrente ad aprile. Sebbene ci siano anche altre modalità contrattualistiche, questa è quella che va per la maggiore. Nella maggior parte dei casi non si superano i mille euro di proventi, ma è comunque un fattore sgradevole il dover attendere così a lungo termine.

Il self publishing prevede un tempo di attesa nullo, nel senso che i diritti sono prelevabili in qualsiasi momento. Alcuni editori richiedono una soglia minima di 50 €, altri apportano una commissione in caso di una somma inferiore (essendo tali somme versate per mezzo di un bonifico, esso ha un costo, di conseguenza deve valere la pena effettuare l’operazione). Sicuramente, codesto, è un elemento che permette all’autore di respirare un’aria più sicura dal punto di vista della trasparenza e della realizzazione personale.

 
Pubblicato in Il self publishing

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