Martedì, 18 Ottobre 2016 13:13

A cosa stare attenti

attenzioneIl mondo del self publishing rappresenta un grosso bacino di clienti per le case editrici, che spesse volte sono disposte a tutto pur di accaparrarseli, anche a sottomettere la verità in cambio di una migliore pubblicità.

Qualsiasi casa editrice utilizza il proprio sito per farsi propaganda, per decantare le proprie virtù, prestando un’attenzione particolare a sottolineare ciò che le distingue dalle loro concorrenti. Tendono anche a nascondere i lati negativi delle loro proposte commerciali, al pari di tutte le altre aziende degli altri settori. Ebbene sì, ognuno ha un lato negativo. Se esistesse la casa editrice perfetta, le altre sarebbero già fallite.

A cosa deve stare attento un autore che vorrebbe pubblicare la propria opera? Sicuramente dovrebbe fare un giro su internet per conoscere le recensioni degli scrittori che lo hanno preceduto e che possono testimoniare la bontà o meno della loro esperienza. Quindi dovrebbe individuare i siti web delle case editrici ed esplorarli, alla ricerca degli elementi su cui valutare le loro proposte. Per prima cosa dovrebbe stare attento alla chiarezza di un sito: il più delle volte, dietro una chiarezza e una semplicità su internet vi è una serietà e una linearità dell’editore. Se la vetrina (il sito è il loro negozio) è fatta male e non si capisce cosa vendono, è meglio desistere e andare oltre.

Un autore deve stare attento ad alcuni particolari dei contratti che fanno la differenza. Dimenticavo, se nel sito non è presente la possibilità di leggere il contratto, non è un buon segno.

In fin dei conti, si può pensare, l’autore prepara il libro e la copertina, l’editore lo manda in tipografia, esso lo spedisce all’autore e il gioco è fatto. Sembra un qualcosa di semplice, ma non è proprio così, ci sono molti cavilli dietro questi passaggi.

 

Giri di bozze

Il primo punto è il giro di bozze, ovvero il passaggio dell’opera dall’editore all’autore, il quale controlla le modifiche apportate, da lui richieste, e appone il Visto si Stampi, procedendo poi alla stampa. È un passaggio che porta una perdita di tempo per entrambi: l’autore vede stampare il proprio testo qualche giorno dopo il previsto; l’editore avrà perso dei giorni di guadagno e avrà lavorato delle ore inutilmente. Tra i due, quindi, a perderci di più è il secondo. Per tale motivo, gli editori sono soliti porre un limite ai giri di bozze gratuiti, di modo che l’opera non vada avanti e indietro per mesi. In genere i primi due giri sono gratuiti (e sono sufficienti a correggere gli errori), gli altri sono a pagamento. L’autore dovrebbe informarsi su quanti siano gratuiti e quanto costino gli altri. Se dovessero costare più di 15 €, sarebbe un punto a sfavore dell’editore.

 

Codice ISBN

Per apporre il codice, l’editore ha un costo, che può decidere di sostenerlo da solo, oppure di farlo pagare al cliente. Sicuramente renderlo gratuito significa rendere a pagamento qualcos’altro. L’editore non è un istituto di beneficienza, quindi non deve andare in perdita (a volte dovrebbe anche guadagnarci); l’autore dovrebbe essere cosciente di ciò e individuare tutti i punti di guadagno, di modo da capire se, rispetto agli altri concorrenti, sia più conveniente o meno.

Un buon prezzo si aggira attorno ai 30 € per due codici, uno per la versione cartacea e uno per quella digitale. Il servizio non si limita a comprare il codice e collocarlo sul libro, ma significa il dover registrare l’opera sul catalogo nazionale, quindi promuoverla nei vari siti.

 

Deposito legale

Generalmente, chi non fa pagare il codice ISBN, fa pagare il deposito legale. Personalmente ritengo sia meglio pagare il primo, perché il secondo è più fastidioso da adempiere e costa di più. Ogni testo pubblicato, per una legge bizzarra, deve essere a disposizione dello stato, al quale non gli basta una biblioteca nazionale dalla quale appropinquarsi, ma gliene servono quattro. Una a Roma, una a Firenze, una nella regione nella quale l’editore ha la sede legale e una nella provincia medesima. Soddisfare il deposito, significa dover stampare quattro copie in più del testo e inviare quattro raccomandate piuttosto pesanti. Ha un costo non indifferente, che supera i 30 € dell’ISBN. Oltre a richiedere del tempo, tra preparazione dei plichi e fila in posta. Se il servizio del deposito legale viene effettuato dall’editore, è da considerarsi come un buon punto a suo favore.

 

Prezzi

Sebbene non tutti i self publishing funzionino allo stesso modo, quasi tutti richiedono un costo di stampa per le copie desiderate del cliente, il quale è poi libero di venderle al prezzo che ritiene opportuno. Codesto prezzo di stampa contiene un margine di guadagno dell’editore, che può essere più o meno ampio, a seconda delle scelte commerciali che decide di seguire. Lo stesso libro con la stessa tiratura può costare di più da un editore piuttosto che da un altro non perché i costi tipografici siano differenti, ma perché la percentuale di uno è più alta dell’altro.

Correlato al prezzo di stampa, vi è il prezzo minimo di copertina, ovvero il prezzo sotto il quale non è possibile scendere, per motivi di guadagno editoriale. Tolte le copie iniziali, che sono diventate di proprietà dell’autore, ogni lettore ha la possibilità di acquistarne altre presso una libreria, fisica o virtuale. Il 4% del prezzo di copertina sarà devoluto allo Stato per l’iva, il 30% alla libreria per la commissione, il 20% all’autore per la sua royalty; resta il 46% mediamente, da spartire tra l’editore e i costi di stampa. Generalmente il 33% è la percentuale riservata alla stampa e il 13% o giù di lì all’editore.

Purtroppo, il costo di stampa non è una variabile che può essere aggiunta in seguito, ma è la base di partenza dei calcoli. Quindi, se deve essere il 33% del costo totale, va da sé che un testo non può essere venduto al di sotto del triplo di quanto è costato. Dal momento che l’editore ci guadagna anche sulla percentuale iniziale del costo di stampa, la sua percentuale è leggermente più alta del 13 %. Da qui gli editori giocano a imporre i diversi costi minimi di base. Se il primo editore vende l’opera con il 10% di guadagno sulla stampa, dovrà porre un prezzo minimo maggiore; se lo vende col 100% di guadagno, può venderlo anche allo stesso costo di stampa.

 

Diritti d’autore

I diritti d’autore, nel self publishing, dovrebbero restare di proprietà dell’autore e non dovrebbero andare all’editore. Se un domani lo scrittore ricevesse una proposta dalla Mondadori, dovrebbe essere libero di accettarlo, senza penali da pagare o senza dover rendere conto al suo editore. Bisogna che si controlli bene sul contratto la clausola attinente a questo tema, controllando che si sia liberi di farlo, senza che ci sia una penale da pagare. Non tutti gli editori lo fanno, quindi c’è da stare molto attenti su questo!

 

Durata del contratto

Il contratto può avere una durata oppure essere a tempo indeterminato. Generalmente la sottoscrizione e il rinnovo sono gratuiti, quindi cambia poco stabilire che abbiano una durata annuale, oppure che non abbiano scadenza, se non per le modalità di cessazione.

Alcune case editrici sono solite far pagare una penale per la cessazione del contratto: in questo caso ha senso sapere il momento preciso in cui esso scade, per interromperlo senza dover saldare nulla. Altri, invece, rendono la cessazione gratuita in qualsiasi momento decidano di farlo. La modalità più comoda per cessare il rapporto editoriale, ovviamente, è un’email, ma ci sono alcuni editori che vogliono ricevere le comunicazioni tramite raccomandata.

L’autore dovrà stare attento anche a ciò, per poter rendersi conto di quale sia il tipo di contratto che fa per lui.

 
Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 13:12

Come agire dopo la stampa

Distribuzione

Mentre nell’editoria classica è l’editore, tramite la società di distribuzione affiliata, a pensare a trasportare le copie nelle varie librerie, con il self publishing dovrebbe essere l’autore a provvedere. Non è così difficile come si potrebbe pensare.

Un distributore assorbe il 50% del prezzo di copertina, quindi paga caro il suo lavoro; se lo facesse l’autore, questo guadagno potrebbe andare a lui, anziché disperderlo. Ciò non toglie che egli possa delegare un’altra società per farlo.

Sempre dalla constatazione diretta che si può fare accedendo in una libreria, ci si accorge che la distribuzione è limitata al territorio provinciale di competenza dell’editore: eccetto le grandi case, quella di Lecce distribuisce nelle librerie salentine; al massimo in quelle baresi. Non oltre. Se questa è la grande distribuzione, credo che la possano fare ben bene gli autori stessi. Ordinare trecento copie del proprio testo a 4 €, caricarle nel bagagliaio e in un due giorni bussare nelle librerie della provincia è un’operazione fattibile.

L’autore deve stare attento, però, a non peccare di presunzione. È molto, molto importante, che non abbia i piedi staccati da terra e abbia convinzioni esagerate sul successo del suo testo. Stampare 1000 copie della sua opera, significa assumersi un rischio esagerato, in quanto potrà succedere che non riuscirà a venderne neanche la metà. Bisogna considerare che il mercato è più che saturo, quindi un testo in più passa inosservato, soprattutto se l’autore non è conosciuto. Ecco che è importante che la copertina risalti subito all’occhio. Ritorniamo sempre alla questione del paratesto.

Se io avessi una libreria e mi si presentasse uno scrittore che si autopubblica, sarei titubante nell’acquistare tre copie del suo romanzo, in quanto non conosco né lui né l’opera, quindi potrei rischiare di non venderli mai. Chi pubblica in self publishing deve fare i conti con questo punto di vista; non è pessimismo, ma è un invito a restare modesti, nonostante ci sia una overdose di entusiasmo…e in certi casi di vanità.

La strategia migliore, che pagherà a lungo termine, è quella del conto vendita. Come dicevo prima, un libraio difficilmente acquisterà un testo autopubblicato (bisogna puntualizzare che la colpa è di quelle persone che pubblicano ogni porcheria, pur di poter dire “io sono uno scrittore, ho pubblicato tre libri”), però sono disposti ad esporlo gratuitamente, e a saldare la copia dopo averla venduta. Se l’ha venduta. Se nessuno è interessato all’acquisto, dopo un periodo concordato, tre mesi, sei mesi o un anno, ha il diritto di renderla all’autore, senza dovergli niente.

È una strategia rischiosa, che può portare ad avere un reso molto consistente, ma i libri sono una merce particolare, che non ha fretta di essere venduta: non scade, non si deteriora, non passa di moda. Se il primo anno si vendeva il titolo a prezzo pieno e sono rimaste 200 copie, il secondo le si prova a vendere con uno sconto del 10% (tenendo conto che l’autore ci guadagna oltre il 50% sul prezzo di copertina, quindi può permetterselo tranquillamente); se restano ancora 100 copie, nella terza annata si applica un ulteriore sconto, fino a che non resteranno una ventina di copie, che saranno sempre utili da conservare: un parente, un amico, un nipote, vi può richiedere quel libro che qualche anno fa avete pubblicato.

 

Copie omaggio

Un punto di forza del self publishing è il poter fare fronte a quella serie di regali che si è “obbligati” a fare, a quelle copie che devono essere donate e non vendute. Oltre alle copie che si vuole tenere per la propria libreria, è innaturale che il fratello dell’autore debba acquistare una copia a 20 € del testo, è più normale che gli venga regalata dall’autore stesso; stessa pratica per i figli, per i genitori, per gli amici stessi. Si contano una ventina di copie che finiscono per essere regalate. Nell’editoria classica, le copie omaggio non superano mai cinque esemplari. Le restanti copie vanno acquistate a prezzo pieno (viene decurtato il 10%, ovvero la percentuale che spetta all’autore). Immaginiamo che una copia costi 20 €: spendere 18 € per venti copie, significa spendere 360 € solo per tenere contente le persone vicine a noi.

Nel self publishing, laddove una copia costa intorno ai 4 €, con l’acquisto di venti copie si spendono appena 80 €. Con i restanti 280 € si possono acquistare altre 70 copie da vendere nelle serate di presentazione dell’opera, oppure nelle librerie.

 

Riscossione dei diritti

Con l’editoria tradizionale, pubblicando un’opera a gennaio 2014, i ricavati della vendita delle copie vengono accumulato per tutto l’anno, per poi essere rendicontati a marzo del 2015 ed essere versati sul conto corrente ad aprile. Sebbene ci siano anche altre modalità contrattualistiche, questa è quella che va per la maggiore. Nella maggior parte dei casi non si superano i mille euro di proventi, ma è comunque un fattore sgradevole il dover attendere così a lungo termine.

Il self publishing prevede un tempo di attesa nullo, nel senso che i diritti sono prelevabili in qualsiasi momento. Alcuni editori richiedono una soglia minima di 50 €, altri apportano una commissione in caso di una somma inferiore (essendo tali somme versate per mezzo di un bonifico, esso ha un costo, di conseguenza deve valere la pena effettuare l’operazione). Sicuramente, codesto, è un elemento che permette all’autore di respirare un’aria più sicura dal punto di vista della trasparenza e della realizzazione personale.

 
Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 13:11

Come funziona il self publishing

Quali sono i passi per poter produrre un libro auto pubblicando? In questa guida scopriremo come conviene muoversi e quale azione intraprendere prima e quale dopo.

È essenziale, ma è un qualcosa che ognuno può immaginare, che per prima cosa si scriva l’opera che si intende pubblicare. Altrimenti staremmo parlando del nulla.

 

Scelta dell’editore

Una volta che il dattiloscritto è pronto, si può procedere alla fase d’individuazione della casa editrice che più si addice alle nostre esigenze. Non sono così tanti i self publishing italiani, ma sono sufficienti a offrire un panorama ampio di concorrenza, quindi di servizi sempre più innovativi e di prezzi via via più competitivi. I principali sono Ilmiolibro, Youcanprint e Self.

Il consiglio principale è di cercare, oltre alla convenienza, la serietà e la trasparenza che permeano un editore in self, di modo da non trovare sorprese spiacevoli in corso d’opera. Accedete ai siti, se volete parlate pure con un operatore e ottenete in anticipo ogni informazione che credete possa essere utile. Meglio essere paranoici in partenza, che sentirsi presi in giro in seguito.

 

Revisione

C’è chi è convinto che l’opera debba essere già perfetta prima di contattare l’editore, e di inviargli solamente il file definitivo assieme al contratto firmato. Io credo che ci siano delle potenzialità nascoste dietro le case in self publishing che vadano studiate e comprese, se non proprio utilizzate. Tutti gli editori in self sono soliti offrire un servizio di editing e di correzione delle bozze, svolto spesso da società esterne specializzate nel settore. Alcune di esse, a volte, effettuano delle promozioni sui servizi aggiuntivi, tipo quelli appena citati, ad esempio li regalano con acquistando un certo numero di copie o effettuano degli sconti sottoscrivendo un pacchetto di servizi.

A riguardo, un consiglio che bisogna prendere come oro è di far rivedere sempre le proprie opere, in quanto gli errori nel testo ci sono sempre e inficiano sul risultato finale. Inoltre, scrivere in italiano corretto non è facile, spesso si tende a dimenticare le regole grammaticali che fanno fare brutta figura. Se non abbiamo nessun amico che possa correggere criticamente l’opera, fatelo fare alle case editrici. Pagherete qualcosa, ma ne varrà sicuramente la pena.

 

Impaginazione

Una volta corretto il dattiloscritto, anche dal punto di vista contenutistico, siete pronti a dare una prima impaginatura, anche con programmi non professionali come Word o OpenOffice, giusto per intuire il numero di pagine indicativo che comporrà il libro. Il self publishing mette a disposizione un preventivo che calcola il prezzo di stampa per le proprie opere in base al numero di pagina. Dieci pagine in più o in meno, moltiplicate per le prime cento copie, fanno sbalzare il preventivo rispetto a quello che si poteva immaginare. Ecco perché il preventivo va richiesto dopo, solo quando l’opera è completa, e non prima.

Sarà anche una pratica brutta, ma potete richiedere l’editing a un editore e poi pubblicare il libro con un altro, sfruttando la convenienza dei servizi. Ripeto, sarà brutto, ma il cliente che paga non è obbligato a rispondere di nulla.

 

Copertina

Bisogna a codesto punto pensare al paratesto, in particolare alla copertina, l’elemento, cioè, che è complementare al contenuto e che serve a contornare il libro della grafica e delle informazioni necessarie a rendere l’opera accattivante, capace quindi di attirare l’attenzione del lettore e di essere acquistato.

Anche qui le case editrici aiutano gli autori che non riescono a realizzare la copertina da soli, attraverso la collaborazione tramite dei designer professionisti, che eseguono le direttive impartite dal committente. Investire dai 50 ai 100 euro per una bella copertina è un ottimo affare, in vista dei ricavi che ne seguirebbero. Più la copertina è affascinante, più essa farà vendere. È vero che è il contenuto la vera essenza di un libro, ma è vero anche che in libreria, quando il cliente non ha un’idea precisa di che libro acquistare, si incuriosisce davanti a un bel titolo o a una bella immagine. Su mille libri presenti, ne sfoglierà una decina al massimo; se il nostro libro è tra quei dieci, è solo merito del paratesto.

 

Contratto

Ottenuto il preventivo migliore, si passa alla stipula del contratto, all'interno del quale vengono riportati i dettagli del rapporto autore-editore, nonché le clausole che li vincolano. Esse tendono il più delle volte a tutelare gli interessi dell’editore, e lo fanno quasi sempre in maniera subdola. Per fortuna, essendo il self publishing un’attività per definizione vantaggiosa per l’autore, il quale è al contempo l’editore di sé stesso, le postille sono più benevole di quelle dell’editoria classica. Se ciò non dovesse bastare a garantire una buona dose di tranquillità, si pensi al fatto che i diritti dell’opera rimangono in mano all'autore, che è padrone di chiudere il rapporto con l’editore e di pubblicare la stessa opera con uno nuovo in qualsiasi momento.

 

File definitivo

Il passo successivo è il concordamento del file definitivo, che non può più essere modificato. Perché l’editore possa apporre il codice ISBN e, quindi, procedere con la stampa, ha bisogno del classico VSS, il Visto Si Stampi, che deve essere comunicato in forma scritta, preferibilmente tramite e-mail, di modo da non creare equivoci e mantenere una prova tangibile della volontà dell’autore, che con una comunicazione tramite telefono non si può avere. Nel caso della versione digitale, dell’e-book, non ha senso chiamare l’autorizzazione Visto Si Stampi, in quanto non c’è nulla da stampare; si chiama VSP, Visto Si Proceda.

 

Quantità

Se non lo si è fatto in precedenza, bisogna concordare con l’editore il numero di copie da stampare, in quanto il prezzo unitario diminuisce con l’aumentare delle copie prenotate. Si conferma il preventivo accordato e si procede al pagamento anticipato, tramite bonifico o pay pal o bollettino postale (si accetta in genere anche il contrassegno, ma vengono addizionati dei supplementi).

 

Consegna

Nel giro di una decina di giorni lavorativi, a seconda del carico di lavoro della tipografia, del periodo dell’anno e delle copie richieste, i libri ordinati saranno pronti e perverranno all'autore tramite corriere privato.

 
Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 13:10

Cos'è il self publishing?

Il self publishing, secondo l’opinione degli addetti ai lavori, è il futuro dell’editoria. Sarà vero o sarà falso, al momento è diventata una realtà da rispettare e da valutare.

Self publisher è colui che scrive un libro e decide di autopubblicarlo, rimpiazzando la tradizionale casa editrice. Provvede da solo, quindi, a svolgere quelle mansioni che competerebbero ad esse, ovvero la distribuzione in primis, l’impaginazione, la correzione delle bozze e l’editing.

 

Non è difficile, come si potrebbe pensare, ovviare a queste difficoltà. Si può imparare a farlo con un poco di dedizione e di competenze basilari, oppure si può incaricare un professionista a svolgere le mansioni. Sicuramente costui esigerà un pagamento inferiore rispetto a quello che una casa editrice a pagamento (che sono la stragrande maggioranza in Italia) vi chiede.

Si avvicina al self publishing chi ha presentato la sua opera nelle gradi case editrici e non è stato considerato, oppure chi ha ricevuto una proposta indecente da parte di altre case, come l’acquisto fittizio delle prime cento copie, ovvero un contributo a fondo perduto. Si avvicina anche colui che ha smesso di credere nell’editoria tradizionale e vuole provare l’emozione di pubblicare il suo libro in prima persona, senza rimetterci un euro.

Per poter pubblicare e commercializzare un libro, quindi trarne profitto, è obbligatorio apporre l’ISBN, l’international standard book number, il codice identificativo che permette di identificare a livello mondiale il libro. Da esso, poi, si ricava il codice a barre. È qui che entra in gioco la casa editrice self publishing: essa non è altro che colei che fornisce all’autore il codice ISBN e che, quindi, permette di pubblicare la sua opera. Funge altresì da tramite con la tipografia nella quale l’autore può ordinare un quantitativo a piacere del proprio libro.

I costi per la pubblicazione sono pressoché nulli e sono limitati al solo codice ISBN, che si aggira attorno ai 30 €. (nel caso specifico di Self 25 €); dopodiché, se si desidera l’acquisto di un solo libro, si paga solo quello.

E’ molto, ma molto semplice pubblicare in self publishing, soprattutto con noi. Se sei ancora interessato, approfondisci anche le altre tematiche proposte, le puoi trovare nel menu in alto a sinistra.

Accedi al blog de IlSelfPublishing.it, uno spazio completamente dedicato al settore, all’interno del quale potrai trovare ogni questione, commentata dagli esperti del settore e dagli autori che hanno già auto pubblicato.

 
Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 13:09

I pro e i contro dell'auto pubblicazione

immagine da http://gpandolfi.blogspot.itEssendo degli addetti del settore, rischiamo di essere di parte, ma cercheremo di risultare il più obiettivi possibile.

 

Svantaggi

  • Il self publishing non ha una distribuzione standard, per cui i testi auto pubblicati non si trovano in libreria, al pari dei libri delle case editrici tradizionali, a meno che non sia l’autore a concordare con una libreria o una catena l’esposizione della sua opera.

Ciò non toglie che l’opera può comunque essere ordinata presso qualsiasi libreria italiana ed estera, essendo dotata del codice ISNB.

  • Entrando in una libreria, si è portati a scegliere uno dei libri che si vedono esposti; in particolare hanno più presa quelli collocati con la copertina in vista. Sono veramente pochi quelli che, non avendo un’idea precisa di cosa acquistare, chiedono al libraio di effettuare una ricerca su internet per reperire altri testi. Tale clientela, quindi, sembra essere preclusa al self publisher.
  • La casa editrice self publishing stampa il libro così come giunge, quindi non si cura di correggere le bozze e di eseguire l’editing. Quasi tutti questi editori sono attrezzati a effettuare tali servizi, ma dietro pagamento.

La conseguenza di una mancata revisione fa correre il rischio che il libro possa presentare errori, sia grammaticali che di contenuto.

  • Sebbene alcuni editori self publishing offrano un servizio di copertina gratuito, esso si limita ad apporre una fotografia inviata dall’autore e una parte testuale.

Il più delle volte non risulta una copertina utile ad accattivare il lettore e portarlo all’acquisto del libro. Tali editori sono provvisti del servizio che crea la copertina illustrata, ma è a pagamento, quindi a discrezione dell’autore.

 

Immagine da http://giochi-mmo.itVantaggi

  • Non avendo una distribuzione classica, la spesa di produzione del libro si alleggerisce (la distribuzione influisce per il 50% sul prezzo di copertina), quindi esso può essere venduto a un prezzo inferiore e, quindi, è di più facile vendibilità.
  • Essendo, l’autore, l’editore di sé stesso, con il self publishing non è compresa l’operazione di limatura del testo (correzione di bozze ed editing). Tali servizi sono un costo non indifferente per la casa editrice, quindi, eliminandoli, fa sì che la percentuale di guadagno per l’autore possa essere raddoppiata. Anziché una percentuale che si aggira attorno all’8% per l’editoria classica, con il self publishing la quota dell’autore si aggira sul 20% (es. Libroventura propone una royalty del 22% sul prezzo di copertina).
  • Il prezzo di copertina non è imposto dalla casa editrice, essa si limita a suggerirlo, sulla base dell’esperienza nel settore e sulle esigenze di mercato; la decisione finale spetta all’autore, che può decidere la strategia commerciale che ritiene più idonea: abbassare il prezzo e avere un bacino più ampio (nel caso di un romanzo), oppure aumentarlo, vendendo meno copie ma guadagnando di più (nel caso di un saggio tecnico destinato a un pubblico ristretto).
  • La copertina, l’elemento del paratesto che più fa vendere il libro, è a discrezione dell’autore, che può crearla da solo, nel caso in cui sia in grado di farlo e abbia un’idea precisa di come impostarla, oppure può delegarla a un professionista, autonomamente oppure tramite l’editore.

Nel caso in cui voglia ridurre i costi e ritenga che sia sufficiente una semplice foto, il servizio sarà gratuito.

 

Se avete opinioni contrastanti o volete aggiungere qualche punto a favore o a sfavore che abbiamo tralasciato, scrivetelo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e provvederemo a migliorare la nostra guida.

Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 13:07

Il diritto d'autore

Introduzione

diritto

Com’è giusto che sia, ogni testo deve essere tutelato dal punto di vista legale, con riferimento particolare ai diritti che l’autore vanta nei confronti della diffusione dello stesso. Che codesto testo sia un libro normale oppure un ebook, poco cambia: l’autore va protetto. In ciò corre in soccorso la Legge sul diritto d’autore.

Il testo in questione è piuttosto vecchio, è del 1941, e si intende applicato a ogni forma di arte, da quella letteraria a quella musicale e figurativa; copre addirittura le opere religiose. Anche Dio ha protetti i suoi diritti.

Volendo limitarci al nostro campo, quello editoriale, e volendo riprendere la dispensa sull’argomento, sono protetti dalla legge sul diritto d’autore:

-        Le opere letterarie

-        Le opere scientifiche

-        Le opere didattiche

-        Le opere drammatiche

-        Le traduzioni

-        Le parafrasi

-        Gli adattamenti

-        Le riduzioni

-        Le critiche

 

Diritto di paternità

Sebbene sia una semplificazione troppo semplificatoria, possiamo distinguere la nozione di copyright da quella di diritto d’autore intendendo la prima come il diritto dell’editore di tutelare i suoi interessi, mentre la seconda come il diritto dell’autore di trarre benefici economici e di immagine. Perché il diritto d’autore si possa applicare, è necessario che dall’opera in questione emerga un chiaro alone creativo e originale, che possa rendere il lavoro unico e non confondibile con le altre opere già in commercio.

Non è possibile, ma d’altronde ci si può arrivare anche con un pizzico di buonsenso, creare una copia di un romanzo già pubblicato e rivendicare per sé i diritti, quando essi appartengono già ad un altro scrittore. Soprattutto alla luce del fatto che la paternità dell’opera è un “diritto inalienabile”, che va al di là della cessione dei diritti ad un editore, che li sfrutta per trarre un beneficio economico per entrambi. A meno che non si tratti di ghost writing, ogni scrittore ha il sacrosanto diritto di essere menzionato come autore dell’opera in una qualsiasi sua riproduzione.

Tale riproduzione, inoltre, deve essere sempre autorizzata dall’autore mediante la firma di un contratto esplicito che ne tutela ogni vantaggio. Dopo la morte dell’autore, i diritti sulla speculazione dell’opera restano a carico degli eredi designati per settant’anni, dopodiché si estinguono e l’opera diventa un bene pubblico, di utilizzo comune, a patto che nella riproduzione venga citato il nome dell’autore. Anche se la Divina commedia può essere pubblicata da qualsiasi casa editrice, deve essere sempre indicato che l’autore si chiama Dante Alighieri; non si potrebbe mai pubblicarla a proprio nome.

 

Diritti di pubblicazione

Come anticipavo prima, ogni autore ha il diritto di affidare a un editore la propria opera, sempre mediante contratto, per pubblicarla e trarne un beneficio economico, oltre che di immagine. Tale contratto prevede  solitamente la cessione dei diritti esclusivi per tre o cinque anni, vale a dire che l’autore non può pubblicare la stessa opera con un altro editore, fino alla scadenza naturale del contratto. Si fa ciò per proteggere l’investimento dell’editore, che in quel momento non deve avere problemi di concorrenza.

Quando accade che il beneficio di immagine si trasforma in un danno, oppure quando il beneficio economico diventa una perdita, oppure quando l’integrità dell’opera viene violata, il padre dell’opera ha il diritto di recedere l’opera mediante azione legale. Può pretendere, se lo ritiene, il ritiro dal commercio delle opere che ritiene lesive, quindi può pretendere la modifica del testo, nella parte che non lo convince, oppure può decidere di risolvere il contratto e trovare un altro editore. Il fatto che un editore riceva un dattiloscritto non significa che possa usarlo a suo piacimento: deve sempre rispettare la volontà dell’autore, in ogni caso, salvo un accordo contrattuale.

Libroventura dà la possibilità di risolvere il contratto semplicemente tramite un’email, senza un obbligo di spiegazione. Inoltre nel self publishing non si usa cedere i diritti all’editore, ma restano all’autore, che può decidere di pubblicare anche con un altro editore se lo ritiene opportuno. Non è propriamente corretto, ma ha la facoltà di farlo.

Un aspetto da sottolineare della legge sul diritto d’autore è la possibilità di pubblicare un’opera in forma anonima o mediante uno pseudonimo, continuando a godere dei diritti sulla paternità, a patto che il contratto con l’editore venga stipulato con le vere generalità, oppure che l’autore riesca a provare la sua paternità. Un buon metodo può essere quello di auto inviarsi mediante raccomandata il dattiloscritto, mantenendo il plico chiuso e aprendolo solo davanti al giudice.

 

Tipologie di contratti

Sebbene attualmente, anche per esperienza personale, la quali totalità degli editori propone un tipo di contratto a termine, che va dai tre ai cinque anni, entro i quali si concede la facoltà di pubblicare il numero di edizioni e la tiratura secondo le esigenze della casa editrice (per legge il periodo non può essere superiore a venti anni), esiste anche un altro tipo di contratto, che prevede la pubblicazione di  un numero definito di edizioni in un arco di tempo mai superiore a due decenni.

 

Diritti elettronici

Negli ultimi anni, con l’affermazione degli ebook, quindi di una nuova metodologia di trasmissione, si è verificata la necessità di rivedere i contratti, sulla base non tanto del formato elettronico in sé per sé, quanto per i differenti termini economici di produzione, quindi di vendita del prodotto.

Un ebook, che non è stampato e non è distribuito, ha costi di produzione inferiori rispetto ad libro classico, quindi può essere venduto a un prezzo inferiore. Così facendo, però, il guadagno riservato all’autore diminuisce, con un conseguente diniego da parte sua alla pubblicazione. Ne consegue che il nuovo contratto debba prevedere una percentuale riservata all’autore molto maggiore, in genere dal 30 al 50% sul prezzo di copertina.

Per pubblicare in formato digitale un libro stampato anni addietro, è necessario stipulare un nuovo contratto con l’autore, oppure rivedere quello vecchio, sperando di forzare determinate clausole e di interpretare a proprio vantaggio quanto concordato in precedenza. Le nuove case editrici, soprattutto in self publishing, affrontano l’argomento presentando due diverse tipologie di contratto, una cartacea e una digitale, oppure accorpandoli, e specificando le diverse condizioni economiche.

Libroventura propone un unico contratto, all’interno del quale sono espresse entrambe le percentuali di guadagno, assieme alla possibilità di decidere se usufruire di un tipo di pubblicazione, dell’altro o di entrambi.

 

Diritti cinematografici

Un diritto che oggi è il sogno di ogni scrittore è la paternità dell’opera legata all’utilizzo cinematografico. Avendo la televisione e il cinema superato la popolarità dell’editoria classica, soprattutto in termini di profitto, prestare la propria opera perché venga riadattata ad una sceneggiatura cinematografica è una grande opportunità, sia in termini di popolarità che di guadagno. Tale diritto permane di proprietà dell’autore, a meno che costui non lo ceda al suo editore oppure ad un agente letterario. In questo ambito si tratta di riadattamento, in quanto le esigenze di una pellicola sono diverse da quelle letterarie, quindi non è possibile, casi eccezionali a parte come Il codice Da Vinci, seguire di pari passo lo scorrimento del libro.

Emblematico è il caso di Michael Ende e la sua La storia infinita, che cedette i diritti per la produzione del famoso film, ma lo considerò troppo alterato rispetto al romanzo e decise di fare causa, chiedendo di eliminare il suo nome dal film, ma perse.

 

Scarica il testo della legge del diritto d'autore del 22 aprile 1941

 

Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 13:04

Il self publishing

Logo-webQuesta sezione è dedicata a chi vuole approfondire l'argomento del Self Publishing, del futuro dell'editoria.

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Pubblicato in Il self publishing
Martedì, 18 Ottobre 2016 12:25

Perché il self publishing?

Un’ottima domanda che molti autori si pongono è: perché dovrei usufruire del self publishing, quando posso usufruire dell’editoria tradizionale?

Per capire cos’è realmente il self publishing, bisogna prima capire cosa sia l’editoria classica, quella, cioè, che vede l’editore come un imprenditore, che rischia di propria tasca per la pubblicazione di un’opera  di un esordiente. Bene, questa non è l’editoria attuale; è l’editoria di una volta, quella in cui gli editori erano editori e non tipografi.

Una casa editrice attuale, e va precisato che non stiamo parlando di Mondadori, Laterza, Rizzoli, Einaudi, Feltrinelli, inarrivabili e snobbanti nei confronti del 95% degli autori, pubblica testi che gli forniscono la certezza della vendita, quindi del guadagno. Le restanti opere vengono scartate, non sono prese in considerazione, se non dietro un contributo da parte dell’autore.

Chi pone al vaglio di un editore la propria opera, a distanza di qualche mese si vede ricevere una lettera di proposta di pubblicazione, già munita di contratto, in quanto il dattiloscritto è stato valutato e merita di essere preso in considerazione.

Ci sono delle case editrici che non leggono affatto le opere, ma inviano comunque la proposta. Il trucco sta nel chiedere un contributo di pubblicazione all’autore. In sostanza, l’autore finanzia la pubblicazione. Lo fanno secondo modalità diverse, ognuna propria di una casa editrice.

C’è chi chiede un contributo per la stampa, fine a sé stesso: non essendo sicuri della riuscita dell’opera, propongono al committente di coprire una parte del costo di stampa, versando una somma che va dai 2000 ai 3000 euro per la stampa delle prime mille copie.

Un'altra forma consiste nell’acquisto delle prime duecento copie a prezzo pieno, ovvero a 15,00 €, per un corrispettivo totale di 3000 €. Una richiesta leggermente troppo elevata.

Il metodo più raffinato consiste nel proporre un contratto editoriale gratuito, ovvero senza contributi, ma con una spesa di impaginazione, di correzione di bozze e di editing obbligatoria di 2000 €.

Insomma, in un modo o nell’altro, si sta pagando l’editore per fare quello che dovrebbe essere il suo lavoro, ovvero investire sui libri. A nostro avviso non ne vale la pena continuare a rimpinguare un settore non più al servizio della cultura, ma degli interessi personali.

Ecco l’editoria classica. Chi vuole servirsene faccia pure.

Oppure ci si può rivolgere al self publishing, un sistema editoriale che ha il suo punto di forza sulla trasparenza dei rapporti con l’autore e sull’onestà intellettuale.

Anche il self publishing propone l’acquisto di un quantitativo iniziale di copie (propone, ma non obbliga, si può stampare anche una sola copia), con la differenza che il prezzo d’acquisto per l’autore non è quello indicato dalla copertina, ma quello di stampa, intorno ai 5 € per copia, nonostante l’importo finale sia di 15,00€ - il prezzo di copertina viene comunque scelto dall’autore su consiglio dell’editore.

Pagare per pagare, tanto vale andare dove c’è la convenienza! Sarebbe controproducente pubblicare il proprio libro laddove la percentuale di guadagno è al massimo del 10%, quando va bene; con il self publishing la royalty non è mai inferiore al 20% (Libroventura propone il 22%).

Bisogna anche sottolineare che l’editoria classica si sta dirigendo sempre più verso il “print on demand”, verso cioè una stampa su richiesta, laddove ci sia una prenotazione da parte di una libreria. Si sono resi conto, a ragione, che non ha senso stampare una tiratura iniziale di mille copie per un testo che, probabilmente, non ne venderà neanche centocinquanta. Quindi ne stampano duecento e le altre le producono non appena giungerà un ordine. Questo sistema è stato reso possibile dall’avvento della stampa digitale, in quanto quella in offset non lo permetteva.

La conseguenza del digitale è la morte della grande distribuzione, che era il loro cavallo di battaglia, la vera differenza tra l’editoria classica e l’auto pubblicazione. Quanto scrivo non è un’opinione personale, espressa solo per fare pubblicità: basta recarsi in una libreria di provincia per vedere quanti titoli hanno delle medie e piccole case editrici. Così come basta inviare un dattiloscritto a una trentina di editori per ricevere le risposte che abbiamo segnalato. Ne troverete ben pochi disposti ad accogliervi gratuitamente.

Uno dei punti di forza del self publishing degli ultimi tempi risiede nelle convenzioni stabilite con i librai e le autorità competenti, che fanno in modo che i loro testi siano ordinabili presso qualsiasi libreria italiana. Da questo punto di vista, non vi è differenza alcuna con l’editoria classica.

Se ancora non siete convinti sulla genuinità del self publishing, pensate ai tanti servizi editoriali offerti, soprattutto si faccia attenzioni ai costi bassi, che fanno sì che possiate approfittarne e possiate conferire alla vostra opera quel pizzico di qualità che può far la differenza. Tra i servizi più importanti possiamo annoverare il servizio di editing, di correzione di bozze, di copertina, di traduzione, di ricerca immagini e di impaginazione.

Un’ultima differenza: i proventi derivanti dai diritti d’autore, se pubblicate con un editore classico, potrete riceverli ad aprile dell’anno seguente; con noi potete riscuoterli in qualsiasi momento, anche ogni settimana.

 

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