Perché il self publishing?

Un’ottima domanda che molti autori si pongono è: perché dovrei usufruire del self publishing, quando posso usufruire dell’editoria tradizionale?

Per capire cos’è realmente il self publishing, bisogna prima capire cosa sia l’editoria classica, quella, cioè, che vede l’editore come un imprenditore, che rischia di propria tasca per la pubblicazione di un’opera  di un esordiente. Bene, questa non è l’editoria attuale; è l’editoria di una volta, quella in cui gli editori erano editori e non tipografi.

Una casa editrice attuale, e va precisato che non stiamo parlando di Mondadori, Laterza, Rizzoli, Einaudi, Feltrinelli, inarrivabili e snobbanti nei confronti del 95% degli autori, pubblica testi che gli forniscono la certezza della vendita, quindi del guadagno. Le restanti opere vengono scartate, non sono prese in considerazione, se non dietro un contributo da parte dell’autore.

Chi pone al vaglio di un editore la propria opera, a distanza di qualche mese si vede ricevere una lettera di proposta di pubblicazione, già munita di contratto, in quanto il dattiloscritto è stato valutato e merita di essere preso in considerazione.

Ci sono delle case editrici che non leggono affatto le opere, ma inviano comunque la proposta. Il trucco sta nel chiedere un contributo di pubblicazione all’autore. In sostanza, l’autore finanzia la pubblicazione. Lo fanno secondo modalità diverse, ognuna propria di una casa editrice.

C’è chi chiede un contributo per la stampa, fine a sé stesso: non essendo sicuri della riuscita dell’opera, propongono al committente di coprire una parte del costo di stampa, versando una somma che va dai 2000 ai 3000 euro per la stampa delle prime mille copie.

Un'altra forma consiste nell’acquisto delle prime duecento copie a prezzo pieno, ovvero a 15,00 €, per un corrispettivo totale di 3000 €. Una richiesta leggermente troppo elevata.

Il metodo più raffinato consiste nel proporre un contratto editoriale gratuito, ovvero senza contributi, ma con una spesa di impaginazione, di correzione di bozze e di editing obbligatoria di 2000 €.

Insomma, in un modo o nell’altro, si sta pagando l’editore per fare quello che dovrebbe essere il suo lavoro, ovvero investire sui libri. A nostro avviso non ne vale la pena continuare a rimpinguare un settore non più al servizio della cultura, ma degli interessi personali.

Ecco l’editoria classica. Chi vuole servirsene faccia pure.

Oppure ci si può rivolgere al self publishing, un sistema editoriale che ha il suo punto di forza sulla trasparenza dei rapporti con l’autore e sull’onestà intellettuale.

Anche il self publishing propone l’acquisto di un quantitativo iniziale di copie (propone, ma non obbliga, si può stampare anche una sola copia), con la differenza che il prezzo d’acquisto per l’autore non è quello indicato dalla copertina, ma quello di stampa, intorno ai 5 € per copia, nonostante l’importo finale sia di 15,00€ - il prezzo di copertina viene comunque scelto dall’autore su consiglio dell’editore.

Pagare per pagare, tanto vale andare dove c’è la convenienza! Sarebbe controproducente pubblicare il proprio libro laddove la percentuale di guadagno è al massimo del 10%, quando va bene; con il self publishing la royalty non è mai inferiore al 20% (Libroventura propone il 22%).

Bisogna anche sottolineare che l’editoria classica si sta dirigendo sempre più verso il “print on demand”, verso cioè una stampa su richiesta, laddove ci sia una prenotazione da parte di una libreria. Si sono resi conto, a ragione, che non ha senso stampare una tiratura iniziale di mille copie per un testo che, probabilmente, non ne venderà neanche centocinquanta. Quindi ne stampano duecento e le altre le producono non appena giungerà un ordine. Questo sistema è stato reso possibile dall’avvento della stampa digitale, in quanto quella in offset non lo permetteva.

La conseguenza del digitale è la morte della grande distribuzione, che era il loro cavallo di battaglia, la vera differenza tra l’editoria classica e l’auto pubblicazione. Quanto scrivo non è un’opinione personale, espressa solo per fare pubblicità: basta recarsi in una libreria di provincia per vedere quanti titoli hanno delle medie e piccole case editrici. Così come basta inviare un dattiloscritto a una trentina di editori per ricevere le risposte che abbiamo segnalato. Ne troverete ben pochi disposti ad accogliervi gratuitamente.

Uno dei punti di forza del self publishing degli ultimi tempi risiede nelle convenzioni stabilite con i librai e le autorità competenti, che fanno in modo che i loro testi siano ordinabili presso qualsiasi libreria italiana. Da questo punto di vista, non vi è differenza alcuna con l’editoria classica.

Se ancora non siete convinti sulla genuinità del self publishing, pensate ai tanti servizi editoriali offerti, soprattutto si faccia attenzioni ai costi bassi, che fanno sì che possiate approfittarne e possiate conferire alla vostra opera quel pizzico di qualità che può far la differenza. Tra i servizi più importanti possiamo annoverare il servizio di editing, di correzione di bozze, di copertina, di traduzione, di ricerca immagini e di impaginazione.

Un’ultima differenza: i proventi derivanti dai diritti d’autore, se pubblicate con un editore classico, potrete riceverli ad aprile dell’anno seguente; con noi potete riscuoterli in qualsiasi momento, anche ogni settimana.

 

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