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Lunes, 14 Noviembre 2016 11:38

El formato

I verticali

Esistono una moltitudine di formati con i quali vengono pubblicati i libri. Ogni casa editrice ha i suoi preferiti, e usa sempre lo stesso standard all’interno di una collana.

Per fare un esempio, Laterza utilizza il formato 14x21cm per tutti i libri della collana “Economica” (copertina gialla), ma usa l’11x18 per la collana “I filosofi” (copertina arancione). La differenza tra i due formati consiste nell’aver eliminato tre centimetri da entrambi i lati, con il risultato che il secondo sembra sproporzionato perché troppo allungato rispetto alla proporzione classica.

La proporzione classica, ovvero quella in cui sono stati stampati la maggioranza dei libri fino ad oggi, prevede che un lato sia all’incirca una volta e mezza l’altro. La perfezione grafica la si ottiene utilizzando il rapporto aureo, equivalente a 1,618. Tale rapporto tra il lato lungo e quello largo del libro ci sia un’armonia unica, la più gradevole alla vista. Non a caso le migliori figure presenti in natura sono realizzate sulla base di codesta proporzione.

Ecco il motivo per il quale un libro quadrato non è gradevole alla vista.

Il consiglio che Libroventura si sente di dare è di stampare il proprio libro con un formato che mantenga questa proporzione, ovvero con i seguenti formati:

 

11x18 (1,64)

12x19,5(1,63)

14x22,5 (1,60)

18x29 (1,61)

Oltre a questi, ce ne sono altri, anche abbastanza comuni, che hanno comunque una buona proporzione:

15x23 (1,53)

10x15 (1,50)

14x21 (1,50)

16x23 (1,43)

17x24 (1,41)

15x21 (1,40) (il formato A5)

22x29,7 (1,35) (il formato A4)

Indicativamente, i romanzi economici, quindi quelli tascabili, hanno una dimensione che non supera il 14x21; i romanzi normali, invece, possono essere leggermente più grandi. I saggi, invece, hanno tutto il diritto di apparire dei “mattoni”, quindi di sviluppare dimensioni maggiori, fino ad arrivare al foglio comune, l’A4, utilizzato per i testi scolastici, laddove c’è bisogno di pagine ampie, capaci di contenere schemi leggibili e riassunti ampi. Sono utilizzati anche per dei book fotografici e per le riviste.

 

Gli orizzontali e i quadrati

Fino a qui abbiamo elencato i formati tradizionali, i cosiddetti verticali, che si sviluppano, cioè, in altezza. Chiunque abbia dimestichezza con i libri è venuto a contatto almeno una volta con dei modelli orizzontali o quadrati. Sono per lo più utilizzati per delle pubblicazioni di immagini, che siano cataloghi o fumetti, ma anche esposizioni di dipinti o fotografie. Ciò non toglie che possano essere utilizzati per altre finalità (il cliente ha sempre ragione), magari per un libro per ragazzi o per un testo scolastico.

Tra i quadrati, i formati più usati sono:

15x15

21,5x21,5

28x28

Gli orizzontali, invece, sono i seguenti:

15x10

21x15 (il formato A5)

23x16

24x17

26x18

29,7x22 (il classico A4), che si trasforma in 18x21

 

Conclusione

In conclusione, nel self publishing, il formato viene scelto dall’autore, a seconda dello stile e dell’estetica che preferisce. Vi consigliamo di fare attenzione alla convenienza di alcuni formati piuttosto che di altri: ogni tipografia, e di conseguenza ogni casa editrice, a seconda dei macchinari adoperati e della politica dei prezzi, apporta delle tariffe differenti a seconda dei formati scelti. Il più delle volte il formato più economico risulta essere il 15 x 21, realizzabile direttamente dal foglio A4, utile soprattutto per la rilegatura in brossura.

Chiedete alla casa editrice quale formato vi conviene. Con Self il più conveniente è il 14,8 x 21 cm.

 

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Lunes, 14 Noviembre 2016 11:38

Consejos para la impresión del libro

Stampare un libro senza avere delle adeguate informazioni significa rischiare un flop, anche se il contenuto dell’opera è valido.

L’evoluzione dell’editoria ha portato a delle aspettative sui parametri di stampa, cosicché ogni tipo di libro necessita del suo formato e della sua copertina.

Libroventura mette a disposizione questa sezione per far conoscere ai clienti tutte le specifiche riguardanti i formati, il tipo di carta, di copertina, di stampa e di rilegatura, con l’obiettivo di far compiere al cliente la scelta migliore.

Se dopo aver letto le nozioni a riguardo, non siete ancora soddisfatti e avete ancora paura di sbagliare, noi di Libroventura risponderemo in maniera del tutto gratuita alle vostre domande, che vengano poste per e-mail o per telefono.

 

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Lunes, 14 Noviembre 2016 11:38

El papel

Per capire su che tipo di carta indirizzarci bisogna innanzi tutto sapere se il libro che si andrà a stampare prevede delle immagini a colori oppure no. Un’immagine, essendo la sovrapposizione di più livelli di inchiostro, necessita una carta più resistente e che consenta una maggiore definizione, quindi che non sia porosa e non dia l’opportunità all’inchiostro di sgranarsi. Il libro in bianco e nero Il primo caso da analizzare è la stampa in bianco e nero, quindi prevalentemente solo di testo. Si dice prevalentemente perché possono anche essere presenti alcune immagini, sebbene esse verranno stampate in scala di grigio, oppure a colori, ma rispettando la qualità della stampa in bianco e nero. Il classico foglio di stampa è il cosiddetto “uso mano”, nelle varianti bianco e avorio. Tale termine indica un tipo di carta al naturale, sul quale non è stata aggiunta nessuna patinatura, che è quindi il perfetto punto di incontro tra un prodotto economico e uno di qualità. Per i romanzi e i saggi si usa solitamente la carta color avorio, un bianco leggermente, ma molto leggermente, tendente al giallo, capace di conferire un tocco di eleganza; per i libri moderni, ad esempio un testo scolastico o un saggio lungo, si da la precedenza al bianco. L’unità di misura della carta da stampa è la grammatura, che indica il peso di un metro quadro del foglio specifico. Per la stampa con solo nero si usa, generalmente, una grammatura bassa, che si aggira attorno agli 80 (80 grammi al metro quadro). Un tipo di carta ancora più conveniente, quindi usata in prevalenza nei libri a carattere economico, è la 70. Un testo raffinato, che vuole raggiungere uno standard alto, può utilizzare la grammatura 90 e addirittura la 100. Come si può immaginare, più è alta la grammatura e più aumenta il prezzo, quindi la scelta dell’editore, e nel caso del self publishing dell’autore, deve essere indirizzata sul tipo di opera che si vuole realizzare: se di qualità, oppure a buon mercato. Il libro a colori Il secondo caso è che si stampi un libro a colori, nel quale il ruolo delle immagini è prevalente rispetto a quello del testo. Esempi del genere sono i libri di architettura, i cataloghi, le raccolte fotografiche e i fumetti. Per stampare a colori, dicevamo all’inizio, è necessaria una carta più spessa, quindi avente una grammatura più alta. Si parte, pertanto, da una base di 150. Una stampa con una grammatura inferiore ad essa risulta non adatta agli standard di qualità che ci si prefigge. Prima dicevamo che più sale la grammatura e più aumenta il prezzo, ma va sottolineato che aumenta anche il pregio del libro, un elemento fondamentale per un progetto fotografico. Il massimo al quale si può arrivare, esteticamente parlando, è la carta 200, in casi eccezionali la 250, ma già si sta eccedendo con il rapporto qualità-prezzo. Il secondo aspetto da prendere in considerazione per la stampa a colori è la dose di lucentezza e di brillantezza necessaria alla carta per conferire alle immagini la migliore qualità. Perché ciò accada, è necessario l’utilizzo di un foglio patinato, più liscio e meno poroso, capace di conferire all’immagine una precisione maggiore. Il foglio patinato può essere lucido o opaco, a seconda della preferenza dell’editore o dell’autore. Il lucido regala una lucentezza maggiore alle fotografie, ma al contempo dona anche un riflesso antipatico in presenza di un ambiente molto luminoso. L’opaco, invece, garantisce un effetto antiriflesso, ma automaticamente viene meno una dose di brillantezza. La regola della proporzione Esiste una regola latente nel mondo tipografico, che riguarda una proporzione tra grammatura e numero di pagine stampate. È tutto sommato una buona regola, che tende a conservare la giusta proporzione tra le tre dimensioni del libro: altezza, larghezza e soprattutto profondità. Immaginiamo di dover creare un libro di mille pagine, con una grammatura 300: esso tenderà ad essere più profondo che largo, il che ci porta a prendere in considerazione la riduzione della grammatura. Allo stesso modo, se immaginassimo un libro di appena 50 pagine con grammatura 70, esso apparirà minuscolo, quindi ridicolo; assomiglierà ad un pamphlet più che a un vero libro. Aumentando, invece, la grammatura e quindi lo spessore delle pagine, esso acquisirà più volume, con un risultato finale più gradevole. La regola in questione, quindi, prevede che maggiore sia il numero di pagine di un testo, minore sia la grammatura e viceversa; tenuto sempre conto della differenza che sia stampato in bianco e nero o a colori. In conclusione, un libro in bianco e nero parte da una base di 70 (la più usata e la più economica) per poi passare alla 80, alla 90 e in caso di volumi piccoli arriva a 100. Uno a colori parte da una base di 150, passando per la 170 e la 200; in caso di opere di alto prestigio o di pochissime pagine si utilizza anche la 250. Questi sono i caratteri generali riguardanti la carta; non sono regole infrangibili, ma solo estetiche, che ognuno può condividerle e seguirle, oppure non approvarle e variarle. 

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